Different Might Be Everything

Different Might Be Everything

19 Gennaio – 18 Febbraio 2024

Il progetto di Kraita 317 intitolato “Different Might be Everything“, curato da Street Levels Gallery e Sofia Bonacchi, segna il debutto dell’artista in un prestigioso contesto museale istituzionale. L’opera offre al pubblico l’opportunità di immergersi nella ricca simbologia di Kraita317, aprendo una finestra sulla comprensione del movimento artistico associato alla creatività urbana, di cui l’artista è una figura emergente nel panorama nazionale e fiorentino.

“Different Might be Everything” rivoluziona il percorso espositivo del museo con un’opera complessa, narrando la storia di un artista audace e determinato. Tale opera enfatizza il profondo legame di Kraita317 con la strada e con il contesto urbano.

Un affascinante viaggio attraverso la vita di un artista che ha continuamente modellato il suo percorso, lasciando un’impronta unica e indelebile sulla nostra città.

 

 

Testo Critico

Different Might be Everything

A cura di Sofia Bonacchi e Street Levels Gallery

Per la prima volta il loggiato al piano terra del Museo Novecento ospita un intervento di street art realizzato in collaborazione con la Street Levels Gallery, nata nel 2016 in via Palazzuolo a pochi passi dal museo. L’intervento site-specific è realizzato dallo street artist Kraita317, tra i protagonisti del movimento artistico urbano fiorentino degli ultimi anni e tra gli artisti che lo scorso anno hanno partecipato alla grande esposizione internazionale di urban art del Museo Fluctuart di Parigi.

Membro attivo della crew romena ANS sin dalla fine degli anni Duemila, Kraita317 decide di trasferirsi a Firenze nel 2018, lasciando la sua città natale, Brașov. Questo cambiamento di contesto è altamente significativo e innesca un’evoluzione rapida e continua nello stile dell’artista, che nel corso del tempo ha apportato sostanziali modifiche sia nel tratto sia nella selezione cromatica, transitando dal figurativo all’astratto senza mai abbandonare una cifra stilistica altamente espressiva.

Le opere astratte e sintetiche di Kraita317 rimandano a dialoghi introspettivi e personali che escludono l’uso della parola, facendo leva sulla capacità di forme essenziali e colori primari di evocare sensazioni complesse e sentimenti profondi. Quel che l’artista restituisce, prima in studio e poi in strada, è il risultato finale di un percorso lungo, che prende avvio dagli innumerevoli segnali di vita che l’universo delle interazioni umane è in grado di generare. Le sue opere sono la risposta ad un’urgenza, all’impellente necessità di rispondere agli stimoli raccolti nell’ambiente urbano, una volta terminato il loro processo di assimilazione. L’artista deposita il proprio credo direttamente sulla strada, affidandolo all’usura del tempo, al contatto con il clima, alle mani che ne strappano pezzi e a quelle che ne alterano i tratti distintivi originali.

I suoi interventi sono intesi come un gesto di carità da regalare allo stesso pubblico che ne ha permesso la generazione, in un atto di reciproca fecondazione; le sue forme invadono la città poiché la città ha invaso le sue forme. Il loro vero valore è quello di essere parte del tessuto sociale e della complessità urbana, al pari di un’insegna al neon, di un cartello stradale, di un cestino dei rifiuti. Importante per l’artista è l’adrenalina che scorre nel sistema, il bisogno di esplorare, di porre alla città le domande giuste, di cogliere ed essere partecipe dei suoi stessi limiti. Kraita317, artista pacato e silenzioso, conduce un racconto intimo su sé stesso, sulla città e sulle sue notti erranti, attraverso una sinfonia di composizioni dove i cerchi si intrecciano e gli angoli si sfiorano. La matrice costruttiva delle sue opere si rivela nell’espressività; sebbene i gesti siano ponderati e le linee definite, si percepisce una profonda sete e urgenza comunicativa.

L’intervento per il Museo Novecento si intitola Different Might be Everything. Si tratta di un lavoro unico e site-specific, che nasce dalle considerazioni sull’opera del 1988 di Maurizio Nannucci, Everything Might Be Different, esposta oggi sulla facciata esterna dello spazio museale. L’idea di invertire l’ordine semantico dei fattori scelti da Nannucci per la sua opera supporta l’artista nella legittimazione del suo operato, così come della corrente di cui fa parte. Il nuovo motto, “Diverso potrebbe essere tutto”, indica appunto la volontà di riconoscimento di un movimento artistico ancora sottovalutato, spesso controverso, ma vivo e prorompente, come quello della Street Art. Kraita317 è, infatti, un rappresentante intraprendente di quella cerchia di artisti che hanno iniziato il proprio cammino con pochi mezzi, spinti unicamente dalla propria determinazione, perennemente scortati dalla disapprovazione familiare e di quella comunità di appartenenza che avrebbe preferito vederli operai in fabbrica o dipendenti dietro una scrivania. Artisti cresciuti sacrificando il senso di sicurezza per inseguire una felicità autentica, da raggiungersi attraverso percorsi intricati e spesso amari.

Le composizioni di Kraita317 trovano il loro supporto prediletto nei relitti urbani, in particolare nei manifesti dedicati alla promozione di eventi locali disseminati per le strade. La parte retrostante del manifesto, il cosiddetto blue-back, diviene la tela su cui dipingere, preservando così la funzione infografica originaria delle pubblicità. Il manifesto, originariamente affisso e sovrapposto sugli spazi comunali, strappato dopo lunghi periodi e destinato a un futuro non particolarmente chiaro, si unisce qui alla superficie murale in un’amalgama che glorifica lo scenario urbano, accentuando, in questo  preciso contesto, le contraddizioni e i paradossi sottesi alla presenza di un’opera di arte urbana nel contesto museale.

Numerose sono le citazioni ai movimenti artistici del Novecento, che ritornano reinterpretati in una nuova e glorificata veste. L’anima di quest’opera evoca in modo inequivocabile il Nouveau Réalisme degli anni Sessanta, con particolare riferimento a uno dei suoi illustri membri, Mimmo Rotella, la cui sintassi espressiva rimanda e attesta il lavoro di Kraita317.

Il concetto artistico conferisce dignità alla materia, attraverso un processo di smembramento e ricomposizione semantica. Locandine, manifesti e pubblicità, strappati dal contesto originario, si trasformano in opere d’arte complesse, unendo le logiche della comunicazione di massa al pensiero artistico che vi si sovrappone, sottolineando la necessità espressiva intrinseca a ogni essere umano.

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