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INTRO. Testo critico

di Francesca Emanuela Zevola

Foto archivio Nian

Intro è lo spazio privato, il luogo nascosto, il segreto che si anima nell’atto stesso di sentirsi  confessato. Il principio, l’origine, la radice primitiva di una vita nuova. È una dimensione eterea e  corporea allo stesso tempo, la stanza che non può essere inquinata dalle nevrosi del presente. È un  sentimento sacro che abita lo spirito pur facendosi sempre epidermico, osseo, carnale.

Artista dall’estetica intima e archetipica, dopo anni di ricerca tra strada e studio, con questa  mostra personale Nian prende consapevolezza della matrice fortemente auto-rappresentativa  di quell’universo muliebre che da sempre vive nelle sue opere. Ed è in quest’ottica che decide di immergersi negli anfratti di un’autoanalisi per la prima volta conscia, abbandonandosi alla gioia confortante di una confessione in grado di alleggerire la mente e il cuore. Le opere esposte,  che appartengono agli ultimi due anni di lavoro dell’artista, ricalcano il percorso della sua  evoluzione pittorica: dall’esterno verso l’interno, in un’incessante spirale che scava sempre più  in profondità.

Segreto, Nian (dettaglio opera della collezione Intro)

Corpi intrecciati, avvolti, talvolta compressi nello spazio della tela come per indagare le possibili contorsioni degli arti e raccogliersi in un’intimità silenziosa e inviolabile; corpi intesi come mezzi dell’anima; corpi che si modificano per incastrarsi; corpi nudità e corpi pudore. Nella loro danza viva e vitale, corpi percorsi da onde ritmate, che disegnano curve, insenature e sponde. I corpi ritratti da Nian vivono e si muovono nello spazio assecondando le linee tracciate dalla natura, in un equilibrio organico in cui tutto è sinuoso e tutto respira; il movimento ondulatorio del corpo trova la sua naturale eco nelle audaci curvature delle piante, così come in quelle degli animali, o nella morbida forma dell’anfora, tema ricorrente in alcune opere in cui sono evidenti gli studi archeomitologici dell’artista.

A questi stessi studi appartengono le iconografie che popolano lo spazio dell’opera: una raccolta di immagini e allegorie che rimandano a un universo ancestrale, quasi tribale, in cui gli elementi animali e naturali sono espressione di un misticismo innato e primitivo. “Il linguaggio della dea” è il libro dell’archeologa Marija Gimbutas che guida l’artista attraverso la ricerca sul misterioso linguaggio dei simboli: volatili e serpenti diventano manifestazioni di un culto in cui è centrale la figura femminile,intesa come immagine sacra, divinità fertile, presenza fiorente, fonte di energia vitale. I motivi decorativi sono talismani, stratagemmi floreali, poi geometrici, poi ondulati che attraversano la tela e la innervano di significati.

Incontro, Nian (dettaglio opera della collezione Intro)

E in questo continuo ondeggiare, tutto scorre, tutto è acqua, tutto lava e tutto fluisce. Torna a fluire perché fluido sei scrive Nian nel suo sketch book, e lo ripete una volta, poi due, poi dieci, forse cento, lasciando che anche la coscienza fluisca, come in un diario, libera e inafferrabile. Lo sketch book rappresenta il culmine di un dialogo continuo tra l’artista e le altre versioni di sé: al suo interno confluiscono riflessioni disarticolate, poesie, bozzetti, immagini dalla dirompente forza espressiva, che non subiscono il filtro della tela, che nasce invece per essere sottoposta allo sguardo dello spettatore. Nello sketch book la solitudine è più dolorosa, la sessualità più esplicita, l’equilibrio serafico della tela si incrina e i sentimenti si abbandonano all’anarchismo.

Intro è un gesto liberatorio, un esperimento in cui la pittura è il viatico per la risoluzione di un rebus personale. L’artista dipinge e mette in ordine se stessa, dipinge e sbaglia, poi dipinge e ricomincia, dipinge e scopre la sua immagine. Ogni tappa del processo è un passo ulteriore verso la sintesi: le figure si divincolano dalle intricate contorsioni come nell’ottica di una ritrovata armonia con la propria essenza, poi si spogliano del superfluo, abbandonano lo spazio domestico, modellano una dimensione astratta ed immaginaria in cui si confondono la persona, l’animale, la dea, l’artista.

Intro è introspezione e introduzione. È una vicenda esistenziale prima ancora che una faccenda artistica. È il fluttuare di corpi che diventano arabeschi armoniosi, immagini-simulacri di un presente inseguito dall’antico e teso all’avvenire, alla vita futura, al fiorire libero e incontrollato dell’animo.

L'ombra di primavera, Nian (dettaglio opera della collezione Intro)

L’autrice



Frequento regolarmente artisti vivi e morti, e di entrambi voglio occuparmi. Mi interessano le chiese, i supermercati e i cimiteri.

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