The Journey is Everything

The Journey is Everything

12 Aprile – 4 Maggio 2024

The Journey is Everything, mostra personale di Kraita317, rappresenta un viaggio a bordo di un metaforico treno ad alta velocità in cui l’artista attraversa diverse stazioni nel viaggio della sua carriera, in un percorso di opere alla scoperta di ogni tappa battuta nel suo cammino artistico.

L’artista ritrae visivamente stati d’animo e pattern sperimentati nel quotidiano: dagli individui che abbracciano un cuore, dipinti su poster, muri o materiali riciclati, allo stile optical di elementi geometrici ed illusioni prospettiche, per arrivare alle figure di oggi, corpi che diventano forme dalle campiture piatte dominate dal nero, rosso e blu.

 

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Dalla Romania a Firenze, di fermata in fermata, Kraita317 scende e risale dall’allegorico treno: la direzione è l’esplorazione di intime e sempre nuove destinazioni espressive.

L’intervento per il Museo Novecento di Firenze, Different Might Be Everything, curato da Street Levels Gallery e Sofia Bonacchi, ha segnato il primo passo per un nuovo dialogo tra strada e istituzioni. Ora l’artista si prepara per la prossima stazione del suo viaggio.

Testo Critico

Un bagaglio pieno di stazioni

A bordo di un metaforico treno alta velocità, Kraita317 attraversa diverse stazioni nel viaggio della sua carriera: la prima tappa presa in analisi è la città di Firenze, dove si trasferisce definitivamente nel 2020, arrivando dalla Romania. Nel bagaglio, come fossero dei vestiti confortevoli, porta con sé i codici espressivi del Writing, cultura facente parte del suo retaggio. L’artista inizia ad esplorare le strade di una città sconosciuta nel sordo ascolto di una nuova lingua ancora incomprensibile e che rende impossibile il dialogo con l’altro. Qui, in questa stazione, l’unica comunicazione decodificabile sono gli input che capta dalle strade, dai muri e dai dettagli che compongono il suo giornaliero viaggiare fisico ed interiore. Input che guidano Kraita317 anche nell’elaborazione di un approccio consapevole alle pareti di un Comune patrimonio dell’UNESCO, osservando il medium impiegato dagli altri artisti presenti sul territorio. Questa complessa collezione di segnali quotidiani è da lui tradotta come quesiti: “La città mi fa delle domande a cui sento di rispondere”, come lui stesso afferma, è quindi un’essenziale chiave di lettura nella sua poetica. L’azione urbana è dunque un’impellente esigenza di comunicazione, che si disloca nel tempo in una prolifica e costante semina nelle strade – visibili ed invisibili – che l’artista percorre.

Da questo momento in poi, di fermata in fermata, Kraita317 scende e risale dall’allegorico treno: la direzione è l’esplorazione di intime e sempre nuove destinazioni espressive. In valigia ripone ciò che è stato visto, ascoltato e interiorizzato, elementi che accordano un costante processo digestivo a inesauribili domande e, quindi, a ulteriori risposte. Le opere d’arte sono i testimoni di questo discorso tanto silenzioso quanto eloquente, dove i sentimenti, le emozioni e le sensazioni sono i vocaboli protagonisti. Nei dipinti traduce visivamente gli stati d’animo e i pattern che si manifestano nel suo quotidiano, talvolta reinterpretandoli sotto nuove forme a distanza di anni.

Tirando fuori dal bagaglio il ricordo dei puppets che aveva portato con sé, Kraita317 “risponde” al capoluogo toscano con i primi lavori in cui individui abbracciano un cuore, dipinti su poster, muri o materiali riciclati. È una stazione in cui esiste ancora una narrazione che impiega l’uso del figurativo e dove inizia a definirsi il principio delle scelte cromatiche, ricerca costante lungo tutto il suo percorso artistico. La fermata successiva è contraddistinta da un periodo incentrato sullo studio della prospettiva e della geometria, la cui risultante è uno stile optical che coniuga il colore a elementi geometrici e illusioni prospettiche. In seguito a questi due soggiorni estetici, la nuova tappa presenta soggetti che sono ancora riconoscibili nel luogo comune di figure umane. I corpi divengono forme dalle campiture piatte dominate dal nero, rosso e blu, talvolta legate a frasi come The world don’t give a fuck about your loneliness, trascritte all’interno delle opere stesse.

La stazione del presente è, in un certo senso, l’unione e al contempo la sottrazione di tutte le destinazioni espressive precedenti. I presupposti sono già visibili nella penultima fermata prima di questa mostra, rappresentata dall’esperienza al Museo Novecento di Firenze dal titolo assonante Different Might be Everything. È il frutto di un processo in cui l’artista, al pari di un bagaglio diventato troppo pesante, ha rimosso elementi sino ad arrivare a soluzioni estetiche che sintetizzano forme fluide e geometriche, segni di grafite e colori primari. Elementi che si miscelano alle testimonianze di storie visibili nei supporti riciclati, dando vita a una giustapposizione di parti nascoste e parti mostrate. La lingua scelta per questa conversazione è l’astrattismo, i cui codici espressivi abbattono i limiti della narrazione convenzionale.

Restituire tra le vie della città lo specchio degli intimi stati d’animo è uno dei nodi più interessanti nella poetica di Kraita317 e che lo distingue nella sua produzione. Con la personale elaborazione della tendenza urbana astratta, offre al passante non solo una riflessione simbolica tra opera d’arte e lo spazio in cui essa si trova, ma regala l’occasione di immergersi nell’intensità dell’attimo in cui queste opere vengono scoperte dallo sguardo. È una semina, la sua, che educa la città e i cittadini ad ascoltare e ascoltarsi nella muta fonetica dei sentimenti e a misurarsi con una conversazione in cui esterno e interno viaggiano unitamente nel medesimo convoglio.

Con tali premesse The Journey is Everything è più di una semplice raccolta di opere, è un viaggio attraverso gli istanti in cui il mondo visibile e invisibile si incontrano. Nella stazione della Street Levels Gallery, Kraita317 invita il pubblico a bordo del suo metaforico treno in un itinerario fatto di curve e deviazioni, ma che viaggia costante in direzione futuro. È uno spazio-tempo che rispecchia lo stesso meccanismo che la strada ha insegnato all’artista: i quadri divengono delle domande, alle quali il pubblico è invitato a rispondere tramite un individuale processo digestivo. Nel frame dei finestrini dei vagoni, seguendo un flusso veloce e libero dai vincoli della parola, è lo spettatore il creatore di significati, chiamato a definire ciò che è considerato sfondo, dettaglio oppure soggetto immergendosi in ogni stazione del percorso artistico di Kraita317.

The Journey is Everything ci invita a prendere coscienza che il primo viaggio che compiamo è l’istante, unico momento reale dove risiede il potere della scelta. Come scrive Elio D’Anna nel libro The technology of the Dreamer, “Sappi che non c’è nessun ‘potere’ là fuori che può distruggerti. Là fuori, nulla può accadere senza il tuo consenso, approvazione interiore o intento. […] Il mondo degli eventi e delle circostanze dipende totalmente da te. Le condizioni del mondo corrispondono esattamente ai tuoi stati interiori”.

Il viaggio è tutto perché è quell’attimo in cui ci ascoltiamo nel contatto con il mondo che tutto diventa un viaggio: siamo noi, secondo dopo secondo della nostra vita, a decidere dove andare e cosa portare in valigia.

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